Cinghiali e piano di prelievo

Se i cacciatori non sono riusciti ad abbattere un numero sufficiente di cinghiali nel corso di svolgimento del piano di riduzione dei suidi all’interno di un Ambito Territoriale di Caccia (A.T.C.),  devono essere condannati al pagamento di un contributo per sostenere le attività volte a completare il piano stesso.

Per meglio comprendere la questione, si precisa che gli AA.TT.CC. sono strutture associative che perseguono gli obiettivi del piano faunistico venatorio. Pur non essendo Pubbliche Amministrazioni in senso stretto, svolgono pubbliche funzioni tramite poteri autoritativi il cui esercizio è sottoposto al controllo del Giudice amministrativo.

Sul punto, il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimo il Regolamento della Regione Umbria che impone un contributo ai cacciatori incapaci di abbattere il prescritto numero di animali: se così non fosse, scrive il massimo Consesso della Giustizia amministrativa, andrebbero sprecati i contributi regionali per il mantenimento degli AA.TT.CC.  aventi come scopo, tra l’altro, anche il contenimento del numero di suidi.

Fonte: Cons. St., sez. III, 5 luglio 2018, n. 4124

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