Pantani della Sicilia sud-orientale: resta il divieto di caccia

Il T.AR. Sicilia, Sezione di Catania, con sent. n. 2258/2018 ha confermato il divieto di caccia nei Pantani della Sicilia sud-orientale nonostante il piano di gestione del sito fosse stato annullato dallo stesso T.A.R.


N. 02258/2018 REG.PROV.COLL. N. 01583/2018 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1583 del 2018, proposto da:
Comitato di Gestione Pantani Sicilia Sud Orientale e Territorio Limitrofo, in persona del Presidente p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Giuseppe Gambuzza, con domicilio eletto presso il suo studio;
contro
Regione Siciliana – Assessorato Regionale Agricoltura Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, in persona dell’Assessore p.t., e Regione Siciliana – Dipartimento Regionale Sviluppo Rurale e Territoriale, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliata in Catania, via Vecchia Ognina, 149;
per l’annullamento

  • del D.D.U.O. n. 890022 del 27.8.2018, adottato dal Dirigente dell’Unità Operativa n. 3 di Siracusa, con il quale il Dirigente ha adottato il calendario venatorio provinciale di Siracusa e, all’art. 3, ha previsto il divieto di caccia “all’interno dei Siti Natura 2000 (SIC, ZPS e ZCS), nonché per una fascia Buffer contigua di mt. 150, nella parte in cui ha inserito la ZPS ITA090029 limitatamente a: “Pantani della Sicilia Sud Orientale, Morghella, di Marzamemi, di Punta Pilieri”, e nella parte in cui ha previsto analogo divieto di caccia per i seguenti SIC:” ITA090003, Pantani della Sicilia Sud Orientale, ITA090004 “Pantano Morghella”, ITA090005 “Pantano di Marzamemi”, ITA090010 “Isola Correnti, Pantani di p. Pilieri, chiusa dell’Alga e Parrino”;
  • del Decreto prot. 498 del 14.8.2018, adottato dal Dirigente dell’Unità Operativa n. 3 di Ragusa, con il quale il Dirigente ha approvato il Calendario venatorio per la provincia di Ragusa e, all’art. 3, ha adottato il divieto di caccia all’interno dei Siti Natura 2000 (SIC, ZPS e ZCS), nonché per una fascia Buffer contigua di mt. 150, nella parte in cui ha inserito il SIC “ITA090003 Pantani della Sicilia Sud Orientale”;
  • di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale e, in particolare, il D.D.G. 64/Gab del 3.8.2018, con il quale è stato approvato il Calendario venatorio regionale 2018/2019 e il D.P. n. 227 del 25.7.2013, di approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale.
    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Assessorato Regionale Agricoltura Sviluppo Rurale e Pesca Mediterranea, della Regione Siciliana e del Dipartimento Regionale Sviluppo Rurale e Territoriale;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nella camera di consiglio del giorno 25 ottobre 2018 la dott.ssa Maria Stella Boscarino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
    Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;
    Con il ricorso introduttivo del presente giudizio si espone che con decreto n. 3 del 10 gennaio 2017 l’A.R.T.A. ha approvato il P.d.G. delle SIC e ZPS; lo stesso è stato impugnato davanti a questo TAR sia dal Consorzio di Tutela (ricorso iscritto al n. 532/2017) sia dal Comune di Pachino (con per motivi aggiunti su un precedente ricorso proposto avverso le precedenti determinazioni regionali, nell’anno 2006).
    Con le sentenze n. 23 e 27 dell’8.1.2018, il TAR ha accolto i ricorsi del Comune di Pachino e del Consorzio di Tutela e annullato tutti gli atti impugnati relativi alla istituzione delle SIC e ZPS.
    Con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 7.12.2017 sulla stessa area delle SIC e ZPS, sono state istituite le Zone Speciali di Conservazione.
    Anche questo decreto è stato impugnato dal Consorzio di Tutela della IGP pomodoro di Pachino con ricorso iscritto al n. 387/2018.
    Questo TAR, con ordinanza cautelare n. 266 del 26.4.2018, ha disposto la sospensione cautelare degli atti impugnati.
    Parte ricorrente ne deduce che allo stato, quindi, sulle aree in cui oggi intervengono i calendari venatori impugnati, non esiste alcuno dei vincoli ambientali previsti dalle Riserve e dalle Zone SIC, ZPS e ZCS.
    Da qui l’illegittimità degli atti impugnati, con i quali l’Assessorato e le Ripartizioni faunistico venatorie provinciali di Siracusa e Ragusa continuano a impedire la possibilità di ogni forma di caccia.
    Al riguardo, parte ricorrente premette che:
  • le norme nazionali e regionali (L.R. 33/97) prevedono che l’approvazione del Calendario Venatorio regionale annuale debba essere preceduta dall’approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale,
  • a mente dell’art. 15 comma 1, ultimo capoverso della L.R. 33/97, “L’Assessorato regionale dell’agricoltura provvede ad eventuali modifiche o revisioni del piano faunistico venatorio con periodicità quinquennale”;
  • ai sensi del comma 10 dell’art. 15 “ Con le medesime procedure di cui al comma 1, il piano può essere modificato prima della scadenza”;
    date le superiori disposizioni, parte ricorrente conclude nel senso che il Piano faunistico venatorio regionale è da ritenersi superato in considerazione del fatto che, con la sentenza 1382 del 2015 e con le sentenza 23 e 27 del 2018, sono state annullate sull’area in oggetto sia la istituzione della Riserva Naturale che la istituzione delle Zone SIC e ZPS, mentre, con l’ordinanza n. 266 del 26.4.2018, è stata sospesa l’efficacia del D.M. Ambiente del 7.12.2017 di istituzione delle Zone di Conservazione Speciale.
    Quindi, a mente del comma 10 dell’art. 15 della L.R. 33/1997, a seguito dell’intervenuto annullamento sia della Riserva che delle SIC e ZPS, l’Amministrazione regionale avrebbe dovuto modificare il Piano faunistico venatorio regionale in modo da eliminare le aree in oggetto da quelle sulle quali opera il divieto assoluto di caccia.
    Peraltro, precisa parte ricorrente, all’interno delle zone SIC e ZPS la caccia è espressamente consentita, sebbene con le limitazioni a tutela delle specie animali, previste dall’art. 7 della Direttiva comunitaria.
    L’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea (Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale), con controricorso premette che la fattispecie per cui è causa è regolata:
    a) dalla Legge 157/92 e successive modifiche ed integrazioni,
    b) dalla Legge Regionale 33/97 e successive modifiche ed integrazioni,
    c) dal vigente Piano Faunistico Venatorio della Sicilia 2013/2018 approvato con D.P. n.227 del 25/07/2013.
    Allo scadere del quinquennio l’Assessorato non ha apportato modifiche o revisioni al Piano Faunistico Venatorio della Sicilia 2013/2018, approvato con D.P. n.227 del 25/07/2013, riferito al quinquennio 2013/2018, che pertanto è rimasto invariato in tutti i suoi contenuti.
    I provvedimenti impugnati col ricorso in epigrafe sono stati quindi legittimamente adottati in ottemperanza alle disposizioni del Calendario venatorio per la stagione 2018/2019, approvato con Decreto Assessoriale n. 64/GAB. del 03 agosto 2018. L’Amm.ne, inoltre, precisa che il divieto di caccia nei siti della Rete Natura 2000 (SIC, ZPS e ZSC) è sancito dal DDG ARTA n.442 del 10 agosto 2012, (l’art. 2 del sopracitato DDG testualmente recita: “L’attività venatoria deve essere esclusa all’interno delle aree della Rete natura 2000 ed
    attorno alle stesse per una fascia buffer di almeno 150 metri …”).
    La richiamata prescrizione è stata recepita per intero nel Piano Faunistico Venatorio già richiamato.
    L’Amm.ne, ancora, oppone che sulle aree in questione gravano una serie di vincoli internazionali, che lo Stato e la Regione sono chiamati a far rispettare.
    Per ciò che concerne i Siti di Importanza Comunitaria, sulla base delle liste nazionali proposte dagli Stati membri, la Commissione Europea adotta, con propria Decisione per ogni regione biogeografica, una lista di Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che diventano parte della rete Natura 2000.
    Il 12 dicembre 2017 la Commissione Europea ha approvato l’ultimo (undicesimo) elenco aggiornato dei SIC per la regione biogeografica mediterranea con Decisioni 2018/37/UE (GUUE del 19 gennaio 2018 L/15).
    Com’è noto, le Decisioni della Commissione Europea sono di diretta applicazione nell’ordinamento italiano (cfr. art. 2 DM 2 aprile 2014).
    L’Amm.ne evidenzia, altresì, che i SIC sono sottoposti alle tutele della Direttiva Habitat sin dal momento della trasmissione alla Commissione Europea, da parte del Ministero dell’Ambiente, delle
    banche dati nazionali (Formulari Standard e perimetri).
    Inoltre le aree ricadono in Important Bird Areas (IBA), siti Ramsar, Siti di interesse comunitario (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS).
    L’istituzione dei SIC e delle ZSC, argomenta la Difesa Erariale, è un obbligo dello Stato, derivante dalla Direttiva Habitat 43/92 che ha dato luogo alla creazione della rete Natura 2000.
    Da quanto premesso discende che, contrariamente a quanto ritenuto da parte ricorrente, gli effetti dell’annullamento del D.A di approvazione del piano di gestione del SIC non si estendono automaticamente all’esercizio dell’attività venatoria e ai provvedimenti che regolano detta attività.
    L’Amm.ne ha infatti ravvisato una incompatibilità dell’attività venatoria nella zona dei Pantani con le esigenze di conservazione che stanno alla base dell’istituzione della Rete Ecologica “Natura 2000”, poiché la presenza di specie cacciabili che condividono un habitat ristretto (pantano, stagnone o biviere) con altre specie non permette di cacciare le prime senza arrecare disturbo alle seconde.
    L’area dei pantani della Sicilia Sud-Orientale è del resto di straordinaria valenza naturalistica, specialmente per la presenza di uccelli acquatici migratori protetti da convenzioni internazionali.
    All’Udienza camerale del 25.10.2018 le parti hanno discusso la causa, che è stata quindi trattenuta in decisione con l’avvertenza che avrebbe potuto essere decisa con sentenza in forma semplificata.
    Il Collegio ritiene il ricorso infondato.
    L’art.14 della L.R. 01/09/1997, n. 33 (Norme per la protezione, la tutela e l’incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio. Disposizioni per il settore agricolo e forestale) stabilisce che il territorio agro-silvo- pastorale della Regione è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria.
    Il successivo art.15 stabilisce, per quanto qui rileva, al comma 1 (nel testo attualmente vigente a seguito delle modifiche apportate dall’art. 1, comma 2, L.R. 10 agosto 2011, n. 19, e dall’art. 20, comma 2, lettera a), L.R. 10 luglio 2018, n. 10, a decorrere dal 13 luglio 2018) che il piano regionale faunistico-venatorio predisposto dall’Assessore regionale per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca mediterranea, sentito l’Osservatorio faunistico siciliano ed emanato dal Presidente della Regione su delibera della Giunta regionale, previo parere della Commissione legislativa competente dell’Assemblea regionale siciliana, costituisce lo strumento di pianificazione, nel territorio agro-silvo-pastorale della Regione, delle destinazioni differenziate del territorio medesimo, delle prescrizioni, dei divieti e vincoli e di ogni altro intervento per la tutela della fauna selvatica e per la sua riproduzione naturale. L’Assessorato regionale dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea provvede ad eventuali modifiche o revisioni del piano faunistico venatorio con periodicità quinquennale.
    Si tratta di opzione legislativa “atta a garantire la continuità delle previsioni contenute negli strumenti programmatici, nel caso di inerzia o di ritardo da parte degli organi amministrativi deputati alla loro approvazione”, che in casi analoghi è stata ritenuta legittima dalla Giurisprudenza (in termini, T.A.R. Liguria, sez. II di Genova, 7/03/2014, n. 387).
    Infatti, il testo precedente dell’art.15 comma 1 era così formulato: «1. Il piano regionale faunistico-venatorio predisposto dall’Assessore regionale per l’agricoltura e le foreste, sentito l’Osservatorio faunistico siciliano ed emanato dal Presidente della Regione su delibera della Giunta regionale previo parere della Commissione legislativa competente dell’Assemblea regionale siciliana, ha durata quinquennale e costituisce lo strumento di pianificazione, nel territorio agro-silvo-pastorale della Regione, delle destinazioni differenziate del territorio medesimo, delle prescrizioni, dei divieti e vincoli e di ogni altro intervento per la tutela della fauna selvatica e per la sua riproduzione naturale.»
    Ai sensi del comma 11, comunque, “Con le medesime procedure di cui al comma 1, il piano può essere modificato prima della scadenza”.
    Il Piano Faunistico Venatorio della Sicilia 2013/2018 è stato approvato con D.P. n.227 del 25/07/2013; lo stesso ha escluso l’esercizio venatorio in alcuni siti Natura 2000, ivi riportati.
    Allo scadere del quinquennio l’Assessorato non ha apportato modifiche o revisioni, sicché, essendo medio tempore (13 luglio 2018) entrato in vigore il nuovo testo dell’art.15 comma 1 della L.R. 01/09/1997 n. 33, sopra riportato, ed essendo pertanto le “modifiche o revisioni del piano faunistico venatorio” con “periodicità quinquennale” solo eventuali, il Piano Faunistico Venatorio della Sicilia 2013/2018, approvato con D.P. n.227 del 25/07/2013, come argomentato dalla Difesa Erariale, è rimasto invariato in tutti i suoi contenuti.
    Ciò posto, come pacifico tra le parti in giudizio, gli atti impugnati con il ricorso in epigrafe hanno previsto il divieto di caccia nelle zone de quo in conformità alle previsioni del Piano faunistico venatorio regionale (vigente nel 2018), che il ricorrente non risulta aver impugnato; con conseguente legittimità degli stessi, secondo quanto previsto dalla normativa regionale citata da entrambe le parti. D’altra parte, come noto, non sussiste l’obbligo, in capo all’Amministrazione, di rivedere in autotutela il provvedimento non tempestivamente impugnato (tra le più recenti, cfr. T.A.R. Sardegna, sez. II Cagliari, 27/04/2018, n. 387).
    Sotto altro profilo, la pretesa a veder modificato il Piano (a seguito delle decisioni di questo T.A.R. citate in premesse) avrebbe dovuto essere azionata dalla parte ricorrente interessata mediante la procedura del silenzio –inadempimento (ammesso che ricorressero i presupposti per esperire l’azione di cui agli artt. 31 e 117 c.p.a.).
    Conseguentemente, non possono ritenersi illegittimi gli atti relativi al calendario venatorio annuale che si adeguano, come dovuto (ammesso dallo stesso ricorrente), al Piano faunistico venatorio regionale.
    Tanto priva di rilevanza i successivi profili di censura (pur rilevando che le deduzioni dell’Amm.ne relative al divieto di caccia nei siti Natura 2000 appaiono supportate dall’orientamento desumibile dalla recente ordinanza della III Sez. del Consiglio di Stato, n. 5165/2018 del 22/10/2018.
    Per i suesposti motivi il ricorso è infondato e va respinto.
    Le spese di lite, come per legge, seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, nella misura ivi quantificata, tenendo conto di una certa complessità delle questioni trattate.
    P.Q.M.
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe
    proposto, lo respinge.
    Condanna parte ricorrente a rifondere all’Amm.ne costituita spese ed onorari di giudizio, liquidati nella misura di euro 1.000,00 (mille/00).
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
    Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 25 ottobre 2018 con l’intervento dei magistrati:
    Pancrazio Maria Savasta, Presidente Maria Stella Boscarino, Consigliere, Estensore Raffaella Sara Russo, Referendario
    L’ESTENSORE IL PRESIDENTE Maria Stella Boscarino Pancrazio Maria Savasta
    IL SEGRETARIO

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