Revoca del porto d’armi: anche i condannati per furto possono riottenerlo.

Un uomo condannato per il reato di furto di una bicicletta ha riottenuto la licenza di porto armi uso caccia.
Prima di addentrarci nel caso di specie, occorre ricordare che la giurisprudenza amministrativa si attiene al disposto ex art. 43 T.U.L.P.S., il quale prevede la revoca obbligatoria del porto d’armi in presenza di reati contro la persona e il patrimonio, tra cui proprio il furto. Tuttavia, in presenza di condanne a sanzioni pecuniarie o di esclusioni di punibilità per particolare tenuità del fatto, il Consiglio di Stato ha ammesso che la Pubblica Amministrazione non deve senz’altro disporre il provvedimento di revoca, ma valutare altre circostanze nei limiti del suo potere discrezionale (condizioni personali del reo, rispetto della legalità, inserimento in un contesto sociale non malavitoso).
Nel caso di specie, il reato compiuto dal ricorrente risaliva al 1962. A quell’epoca non esisteva la possibilità di comminare semplici sanzioni pecuniarie o di escludere la punibilità per fatto lieve.
Così, considerata la peculiarità della situazione e la circostanza che il reato fosse risalente nel tempo, il Consiglio di Stato ha applicato un’interpretazione evolutiva e sistematica dell’art. 43 alla luce delle nuove correnti giurisprudenziali, annullando il provvedimento della Questura.

Cliccare qui per leggere l’ordinanza del Consiglio di Stato.

Fonte: Armimagazine

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
Chiudi