Guardie venatorie e violenza privata

Nel corso di una battuta di caccia può capitare lo spiacevole inconveniente di sentirsi ordinare da una guardia venatoria volontaria di non allontanarsi da quel dato luogo o, comunque, di vedersi limitata la propria libertà di movimento. Tali ordini sono assolutamente illegittimi, stante che le guardie venatorie non sono agenti di polizia giudiziaria, pertanto non possono esercitare i pubblici poteri di P.G. conferiti dal c.p.p. a soggetti dell’Arma, Finanza, Polizia, ….
La guardia volontaria che agisce in tal senso compie un vero e proprio sopruso e potrebbe rispondere del reato di violenza privata.

A tal proposito, si cita Cassazione penale, sez. V, n. 50061 del 7 novembre 2016:
Le guardie volontarie delle associazioni venatorie e di protezione ambientale non rivestono la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, con la conseguenza che alle stesse non è consentito,
nell’esercizio dell’attività di vigilanza sulla applicazione della legge 11 febbraio 1992, n. 157 sulla caccia, di costringere i sottoposti al controllo a non allontanarsi dai luoghi o di limitarne comunque la libertà di movimento. (Fattispecie in tema di violenza privata)

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